RELEASES ARTISTS LIVE MP3 SHOP CONTACT
-ATARAXIA-

 

ATARAXIA - «Kremasta Nera»
Digipak CD ARK Records, 2007
ARK011
13 EURO [order]

There was a time in which the olympic and monotheistic religions were not flourishing yet, there was a far time in which a primordial cult, inspired by the White Goddess's power, was practised and felt. In the island of Samothrace, the triple Goddess devoted to the earth, the night and the everflowing cycle of nature was reigning. In order to be initiated into her mysteries, men and women, Greeks and foreigners, free people and slaves had to submit to nine rituals called creation, dominion, love, birth, sacrifice, ablution, memory and crowning. The last ritual had no name, the ninth ritual couldn't be revealed. Fascinated by the mystery surrounding the island and feeling the urge to portray in music an age and a place where the balance between the feminine and manly powers and their deep link with the nature voice and rhythms were as natural as life itself, we started the adventurous creation of this album.

The music draws archaic mantras, ritual movements and lunar elegies, whispers magic spells and eastern litanies, forge tribal rhythms and dark ceremonies inspired by Samothrace's full of energies sites. Kremasta Nera is a thirty metres high cascade falling in the sea from a sheer cliff; Axieros is the name of the inscrutable Goddess; Gria Vathra is an enchanted glade where the sound of rivers, sources and the caresses of the wind on the leaves create a magic natural simphony; Kaviria were the priests in charge of the initiation rites, Fengari is the highest mountain in the island, the mount of the moon; Therma is a place rich of powerful curative springs; Klethra is a divinatory spell linked to the soul of the forest; Migratio Animae, the trasmigration of the souls, is a long voyage from a form into another, a painful progression, a spiritual evolution.
This album is inspired by the lights and shadows of an extinguished civilization, a lost world which eclipsed with its secrets. A mix of acoustic sounds, strings, electronic and eastern percussions and a deep evocative singing become the door to enter the purple reign of the Goddess.


Francesca  Nicoli: vocals
Vittorio Vandelli: classic, acoustic and electric guitars, chitarra battente
Giovanni Pagliari: keyboards and harmonizing
Riccardo Spaggiari: electronic percussions, manjira, daf, tar, gong, caxixi, darbuka, zills, ghaval
 
A  felt following of Lost Atlantis. The natural accomplishment of the voyage.

First 2000 copies comes in digipak with 16 pages booklet.

 
TRACK LIST
01. THE SONG OF AXIEROS
02. THE NINE RITUALS
03. KREMASTA NERA
04. OCHRAM
05. THERMA
06. EFESTIA
07. EBUR
08. KAVIRIA
09. FENGARI
10. KLETHRA
11. GRIA VATHRA
12. MIGRATIO ANIMAE
13. WINGS (I HAD ONCE)
14. LA FAME E LA DANZA
 
SOME REVIEWS
 
Rituali profondi come il respiro del mondo
Il viaggio spirituale di Ataraxia prosegue, scopre nuovi paesaggi e raggiunge nuovi lidi interiori, senza dimenticare il passato, ma senza nessun timore di introdurre nel proprio bagaglio nuovi elementi sonori ed emotivi. Così, a pochissimi mesi dall`estasi coraggiosa e cabarettistica di "Paris Spleen", ecco questo "Kremasta Nera", che riporta il gruppo modenese verso le tipiche sonorità che li hanno resi uno dei gruppi più celebrati della scena neoclassica e medievale.

"Kremasta Nera" vibra senz`altro dell`anima di Ataraxia, anche se, in questo lavoro ispirato agli antichi culti di Samotracia, c`è anche qualcosa di nuovo e sorprendente per chi li segue da sempre : una profonda sensazione di mistero ed inquieta introspezione, un percorso che ha sbocchi sia verso l`alto, verso il cielo delle isole greche ed il volo dei gabbiani, sia verso il basso, verso un mondo sotterraneo fatto di grotte in cui si celebravano culti lunari antichi e misteriosi.

I quattordici brani del disco sono documento di una ricerca spirituale profonda, una sfida con se stessi per il conseguimento di un equilibrio interiore, di un senso di pace ed armonia che si raggiunge al termine di un processo iniziatico che richiede, a chi voglia intraprenderlo, dedizione e sacrificio. C`è questo nei passaggi più oscuri dell`album, momenti in cui si ha la sensazione di essere sfiorati da correnti energetiche sconosciute come nei misteriosi ed opachi recessi di "Therma" ed "Ebur". C`è un sospiro profondo che attraversa questi due brani e che percorre tutto l`album, manifestandosi in canti dalla struttura rituale e mantrica e soprattutto attraverso la voce di Francesca, forse mai così libera di elevarsi e discendere seguendo il ritmo della danza come in "Migratio Animae", "Ochran" o "Kaviria".

Il contributo di Vittorio Vandelli e Giovanni Pagliari invece è perfetta sintesi di stile e classe. La chitarra acustica di Vittorio recuperare alcuni ritmi trascinanti di "Suenos" in "The Nine Rituals" e costruisce con delicati arpeggi l`intelaiatura di "Kremasta Nera" e "Fengari", che, con i loro limpidi richiami a "Lost Atlantis" e "La Malediction d`Ondine", sono il germoglio meraviglioso di semi gettati molti anni fa ed amorevolmente coltivati. Il piano di Giovanni Pagliari invece è l`anima della intensa "Wings (I had once)", e della magnifica ode alle creature arboree di "Klethra". Riccardo Spaggiari dimostra di essere sulla stessa lunghezza d`onda di Francesca, Vittorio e Giovanni, apportando ad un album dallo spiccato carattere rituale, percussioni più che appropriate che si fanno veicolo di comunicazione con le vibrazioni più profonde della terra.

Un disco difficile a tratti, in cui permane una sensazione di freddezza e di distacco dalle passioni terrene, il cui contrasto con l`ubriacatura folle di "Paris Spleen" è quasi accecante, ma che rivela ad un ascolto attento un caleidoscopio emotivo di grande intensità per un`opera di un gruppo che non ha mai temuto le contraddizioni e le scoperte.

I riti inziatici di Samotracia dunque, diventano ulteriore frammento del viaggio di questi artisti e così come la perduta Atlantide, i sotterranei dell`Opera, le scogliere normanne, le sabbie del medioriente e la Parigi bohèmien dei cabaret di Montmartre non sono altro che momenti del viaggio più importante di ogni vita.

Quello dentro se stessi.
[Davide Borghi - Kronic]

Ataraxia: Kremasta Nera (CD - Ark Records/Masterpiece Distribution, 2007). A pochi mesi di distanza dall'interessante Paris Spleen tornano gli Ataraxia su CD con un lavoro molto ispirato, più affine del suo predecessore alle classiche "corde" del gruppo. In particolare Kremasta Nera mostra molte influenze della musica mediterranea e mediorientale, che la formazione modenese interpreta con grande personalità in quelli che a mio avviso sono gli episodi migliori del disco (su tutti la splendida "Ochram" e "Therma", un brano ipnotico di sapore rituale). Nel CD è da menzionare anche l'eccellente lavoro alle percussioni di Riccardo Spaggiari, che costruisce delle efficacissime linee ritmiche privilegiando l'uso di tamburi etnici, che enfatizzano così il carattere "esotico" dei brani. Non mancano episodi più propriamente "neoclassici", come "Efestia" cantata da Francesca con una voce che ricorda in alcuni momenti quella delle "voci bianche", o la leggiadra "La fame e la danza", con la chitarra di Vittorio Vandelli in primo piano. "Ebur" sembra invece una outtake di Paris Spleen, visto che ricorda molto l'ambientazione un po' sinistra, da cabaret infernale, di quell'album. "Migratio Animae" con la sua melodia languida (verrebbe quasi da dire "liquida") rimanda invece alle atmosfere del loro secondo CD La Malédiction d'Ondine. Se dal punto di vista musicale Kremasta Nera mostra i molteplici lati creativi degli Ataraxia, suonando quindi molto vario e interessante, più rigoroso è l'approccio ai testi: l'album è infatti un concept, ispirato ai culti pagani dell'isola di Samotrace, con i suoi misteriosi riti iniziatici e una concezione dell'esistenza intimamente legata alla natura e ai suoi cicli. Sebbene Paris Spleen e Kremasta Nera siano usciti a poca distanza di tempo, la loro lavorazione è stata lunga e certosina, segno della serietà e professionalità con cui gli Ataraxia curano ogni produzione. Kremasta Nera è quindi un album molto bilanciato, caratterizzato da ottimi pezzi, che non mostra segni di cedimento o stanchezza. I fan degli Ataraxia proveranno talvolta una sensazione di "deja vu" ("deja entendu" sarebbe meglio dire) che non provoca fastidio però, vista l'alta qualità dei pezzi e la loro pregevole interpretazione. Dopo Paris Spleen un'ulteriore conferma della forma strepitosa del gruppo modenese, ormai un nome "storico" e affermato nel panorama della migliore musica eterea.
[Christian Dex - Ver Sacrum]

Pare quasi che, ascoltando ‘Kremasta Nera’, si concretizzi una babele spirituale, oltre che sonora. Vuoi per la particolarità del rito evocato nella nuova opera di Ataraxia e vuoi per la moltitudine di identità musicali che si percepiscono durante l’ora e un quarto di durata dell’album. Un disco che mi lascia, ancora e sempre, affascinato, per come la ricerca di tematiche eterne venga affrontata con una partecipazione emotiva, che valica il coinvolgimento intellettuale, per abbracciare un profondo sentire dell’anima. Può essere solo questa la chiave di lettura per comprendere come certi temi vengano così sinceramente metabolizzati dagli Ataraxia e trasformati in versi e note. Nel caso specifico si fa riferimento alla trascendenza materiale di un antico culto praticato sull’isola di Samotracia, che venerava la dea Axieros e che ruotava attorno a nove rituali iniziatici (con il nono senza nome e mai rivelato). Le canzoni, pur nella loro diversità, riescono a trasmettere un profondo senso di armonia e pacificazione interiore, dove l’equilibrio si basa sull’intreccio di suoni ancestrali, evocazioni mistiche, canti iniziatici, ritmi tribali, suggestioni orientali, narrazioni cariche di fascino misterioso e figlie di Madre Natura, dove la voce è musa narratrice, oltre che ispiratrice, dove le etnie strumentali si intrecciano e le ambientazioni, i raga, le cerimonie e i rituali si mescolano e dove, sebbene il contesto sia acustico e tradizionale, le parti elettroniche apportano quel valore aggiunto tale da illuminare di una luce, comunque oscura, le grotte ai piedi delle cascate di Kremasta Nera.
[Roberto Michieletto - Dagheisha.com]